Dove inizia un Premio Oscar.

Dove inizia un Premio Oscar.

 

 

 

 

Non so dove inizi un Premio Oscar, ma so dove finisce.

Finisce nelle sale cinematografiche che trasmettono i suoi lavori, quando ha voglia di studiarci come cartine tornasole e leggere tutte le sfumature delle emozioni: la pelle d'oca, gli occhi lucidi, gli incisivi che si ancorano al labbro inferiore, le rughe del viso che sorridono a forma di C maiuscola.

Così è stato per Giuseppe Tornatore, per un giorno al PortoAstra di Padova per regalarsi ai propri ammiratori, disfacendo il fiocco di un pacco chiuso quale la sua ultima opera, La Corrispondenza, tenuta distante da ogni tipo di promozione televisiva ed invasiva.

Dal tram alla sala cinematografica, un riversamento di innamorati, puntuali come si è solo al primo appuntamento, desiderosi di sapere se la pellicola avrebbe fatto scattare una nuova scintilla.

Saranno solo i più arditi a rivolgersi al regista, tutti  con il titolo di Maestro. In questo caso sinonimo di esperto, di punto di riferimento, ma difficilmente di insegnante, perché imparare da Tornatore resta un'idea a metà tra un sogno ed una follia, un'aspirazione che non si traduce in traguardo.

Non so dove inizi un Premio Oscar, ma so quando inizia.

Di tutte le sue parole, a stupire maggiormente è stato il riferimento alla durata della scrittura del film. Solo 16 anni. 

Quando per La migliore offerta, al quale ancora non riesco a smettere di pensare, ne erano serviti addirittura 30.

16 anni in cui persino l'evoluzione tecnologica si è inchinata alla sua opera, adeguandosi ai testi, creando gli anelli mancanti che hanno colmato la veridicità del racconto.

Non so dove inizi un Premio Oscar, ma so con cosa inizia.

Con i titoli accompagnati dalle note di un Morricone altrettanto Oscar ed altrettanto Maestro di nessuno ed un Jeremy Irons che fa il professore d'Università sempre meno ragazzo e sempre più simile al tuo di professore dell'Università, quel De Sandre di sociologia al quale mancavano solo i capelli per esserne il sosia.

Da sportiva, leggo anche l'arte come una competizione o una classifica e nell'uscire dal cinema mi sono chiesta che posizione avrei dato a La Corrispondenza tra i film di Tornatore, se prima o dopo di Baaria e di Nuovo Cinema Paradiso.

Credo, però, che l'arte vera sia quella che non sa scendere in campo di gara. È quella che non riesce a conquistare un risultato tangibile, ma ti aleggia intorno per anni e solo quando ti accorgi di non esserti separato da alcune immagini, suoni, emozioni, raggiunge il suo scopo.

Ho lasciato la sala a testa alta, scanzonata, per poi sfogare l'isteria e sciogliere un improvviso nodo alla gola nel riparo della mia auto. Touché.

Non so dove inizi un Premio Oscar, ma so quando arriva. 

E Tornatore arriva sempre. 

Anche in auto, anche dopo.

Iris Rocca

 

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