Run baby, run!

Run baby, run!

 

Non saranno le prime. E cosa importa? L'importante è non essere le ultime, come nella corsa.

Già da qualche anno Fondazione Umberto Veronesi, con il progetto Pink is Good ha coordinato un gruppo di donne che hanno vinto il cancro al seno, affinché vincessero anche i 42,195 km della maratona.

Copione simile, ma dall'accento padovano, per le pazienti dell'Istituto Oncologico Veneto che hanno deciso di indossare le scarpe da corsa e di mettersi nelle mani del capace Antonino con gli Spak4 Padova del Presidente Stefano per conquistare con la maglia Run 4 IOV un solo traguardo: il traguardo.
Quello della Maratona di New York City 2016, tra un cronometro che parte, un calendario nelle cui tabelle si intensificano gli allenamenti ed i chilometri, un gruppo di supporto come quello dei loro compagni arancio-neri che da quando vedono il loro perseverare si vietano di sentire la fatica.

Ogni giovedì sera, per un'ora le loro divise rosa scattano nel campo di atletica di Abano Terme, sempre più accese, sempre più energiche, sempre più veloci.
Quando si è già vinta una guerra, cosa può essere una battaglia? Sembrano dire questo le urla festose che risuonano per tutto lo stadio; le lamentele ci sono, ma l'inverno termale è mite, l'allenatore è clemente e le noie sono solo per la valigia e le cose che non ci stanno dentro. La nuova divisa nera e rosa, però, ci starà.
Ed è davvero una festa quella per la quale ci si sta preparando: ci si sta semplicemente occupando di rimettersi in forma smagliante, di essere perfette ed adeguate all'occasione, di fare bella figura. Tutti pensieri che in un cervello femminile non mancano mai!

I primi obiettivi sono già stati conquistati: i 10 km, poi i 21 della Mezza di Padova, poi i 30 del mese scorso.

Tutte insieme, ognuna per sé, nel suo percorso privato e personale.

Non arriveranno prime. E cosa importa?
Il traguardo è il traguardo.
 
E Antonino crede in loro, azzarda di vederle tutte entro le 5 ore, magari qualcuna sfiorerà le 4 perché le ha allenate bene, come avrebbe fatto con qualsiasi principiante, senza concedere loro nessuno sconto, senza mai sentirle lamentare, perché per loro anche la fatica è un regalo.
E anche le loro chirurghe, la psiconcologa e l'endocrinologa dello IOV credono in loro, al punto da voler fare parte della squadra. D'altronde le hanno già viste vincere una volta: squadra che vince non si cambia. Quando si vuole vincere, bisogna correre.

"Quando non c'è più nulla che dipende da te, hai bisogno di riprendere il controllo della tua vita - racconta Sandra, fondatrice con il marito della onlus Run Your Life Again - Correre mi dava coraggio e mi faceva pensare che sarei riuscita ancora a governare il mio corpo e la mia testa verso un obiettivo importante. Così è stato."
"È una parentesi simpatica - minimizza Paola, dall'alto dei suoi 63 anni, mai sazia di vita - ho bisogno di risalire in sella alla mia bici e tornare presto all'arrampicata, però!"
"Sono stata da Dio per tutto l'anno - si corruccia Patrizia - e ad una settimana dalla maratona sento il primo dolorino alla gamba, proprio ora!" preoccupata di dover affrontare la sfida col freno a mano tirato.

No, non sono arrivate prime.

O forse sì? 

 

"Chi dice che è impossibile non dovrebbe disturbare chi ce la sta facendo" - Albert Einstein -

  

Iris Rocca
 
 

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